22/08/2008, ore 21:58

...INCOMPLETO...

incomplete sono le cose belle

incomplete sono le cose appena iniziate

incomplete sono le opere d'arte in via di sviluppo


i fiori sono frutti incompleti

i cuccioli sono animali incompleti

la luna è un cerchio incompleto

io sono incompleta


incompleta è la corsa per la felicità

incompleta è l'alba,

quando non sai cosa ti riserverà il giorno

incompleta è la bimba che gioca nuda sulla spiaggia

mentre ti chiedi che persona diventerà da grande


incompleta ero io che giocavo nuda sulla spiaggia

incompleta ero io che mi chiedevo cosa farò da grande

incompleta sono io che mi alzo ogni giorno e fisso quest'alba che diventa grande


Incompleto. Questa parola mi è balzata oggi in testa, come l'aggettivo che in quel momento meglio mi rappresentava. Così, nudo.

Mi è sempre stato spiegato che in-- è un suffisso che indica negatività: in-sufficiente, in-stabile, in-definito, in-felice. Eppure, più ci pensavo e più non riuscivo ad averne un'idea negativa.

Se qualcosa è completo, è pieno, è anche immobile, è finito. Lo metti là, nell'angolo e non puoi più farne niente.

Mentre se hai tra le mani qualcosa di incompleto, hai la speranza, l'aspettativa di vedere che cosa ne verrà fuori, puoi anche modificarlo, metterci del tuo, migliorarlo.

Come quando si parte per un viaggio. E' all'andata che si è eccitati perché non si sa cosa ci sarà ad aspettarci. Al ritorno c'è malinconia.

Come quando si fa l'amore. Il bello non è la fine, ma tutto quello che ti ci porta.

La soddisfazione, molto spesso, non è avere ciò che si vuole, ma i piccoli passi che si fanno per raggiungerlo.

Più ci penso e più ne sono convinta. Io sono incompleta. Sulla strada per crescere, sulla strada per conoscere, sulla strada per avere, sulla strada per amare, sulla strada per essere felice, in cammino...


crazypam

01/08/2008, ore 20:01

Uomini e condizionatori

E' ormai una certezza. All'attuale stadio del lungo processo evolutivo che ha portato alla formazione del genere umano, deve senz'altro esserci uno strano e misterioso  legame che regola il rapporto tra gli uomini e l'aria condizionata.

Gli esemplari femmina del genere umano sembrano immuni alla selvaggia ed irrefrenabile passione che lega invece gli esemplari maschi a quella micidiale macchina da torcicollo che è il condizionatore.

Veniamo subito a degli esempi pratici. Scorriamo indietro nel tempo, ad una Pam ancora bambina e spensierata. Abbiamo l'immagine di un'allegra famigliola che va in gita giornaliera a Mirabilandia. E' estate, fuori ci sono circa 27°..... e all'interno dell'abitacolo... 15°....  La Pam e l'allora piccola e quasi innocua bestia di suo fratello stanno dormendo distrutti per gli innumerevoli giri sul Galeone e per lo sconvolgente senso di nausea che ne conseguiva. Dormono rannicchiati, con addosso la felpa, il cappello e due teli mare che la mamma porta sempre nel caso di gelo in auto.  La mammina, sul sedile anteriore, stringe le ginocchia al petto ed emettendo del fumo dalla bocca chiede gentilmente "Mario, non si potrebbe mica abbassare un po' l'aria condizionata? Mi sta venendo il mal di gola!" E lui "Anna ma non senti che caldo che c'è oggi????!!!"

E per avvalorare il vecchio detto il lupo perde il pelo ma non il vizio, facciamo un balzo temporale di 18 anni e atterriamo dritti dritti a quest'estate. Dopo 2 settimane di caldo afoso, in cui il papà della Pam ha potuto godere di aria condizionata e ventilatore senza troppe proteste, ecco il tempo cambiare... una lieve pioggerella, e un vento degno di un tornado, che in due notti ha sradicato metà della serra della mamma.  Ma fedele al culto dell'AC, Mario non ha ceduto! Non ha voluto aprire le finestre, nonostante fuori ci fossero dei piacevolissimi 23° e una bellissima brezza marina. Giammmmaaaaiii!!!! L'aria condizionata non si spegne!!! Piuttosto ci barrichiamo in casa!!!!   Anna e se a te non sta bene, dormi in camera di tua figlia! E' stata la dichiarazione di un turbatissimo Mario, alla richiesta della sua amata di poter aprire la finestra.

Per il secondo esempio cambiamo ambientazione e ci spostiamo al posto di lavoro della Pam. Il front office è un stanza con pareti rivestite di legno di acero canadese del 1700 spesso 15 cm,  con una finestra e porta costantemente aperta verso l'esterno in tutte le stagioni dell'anno, sprovvista di aria condizionata, ma dotata di un potentissimo ventilatore a 8 velocità del diametro di un estrattore per fumi tossici in una centrale nucleare.  Il back office è uno stanzino di 3 mt x 4 mt, gioiosamente dotato di un marchingegno per aria condizionata dell'anno 1923, di 1 mt x 1 mt, ad una velocità, una temperatura (16°) e senza possibilità di orientare le bocchette di uscita dell'aria.

Descrizione di una situazione tipo. Sono le 8 del mattino, fuori ci sono ancora dei piacevolissimi 24°, la Pam entra in ufficio e ha già le palle girate perché è in turno col direttore napuletààààn che lo staff ha informalmente declassato a magazziniere unico. Entra al front office e un’ondata d’aria gelida la assale da sinistra. Passa di corsa al back office dove l’aspetta una finestra serrata, tende chiuse, luce al neon e 14°C di aria condizionata. Per prima cosa, come ogni persona sana di mente, la Pam apre tutto! e spegne la malefica aria condizionata.  Si mette al pc e inizia a lavorare. Il direttore ammutinato nel frattempo è al front office in compagnia del suo adorato ventilatore super turbo jet (che ovviamente è stato lui ad acquistare); entra per un momento nel back office, giusto il tempo di prendere una cartellina, riaccendere l’AC e tornare dov’era prima. La Pam intenta a lavorare (a differenza sua), si accorge della meschina manovra solo nel momento in cui un gelido ed infimo getto d’aria le arriva dritta sui 10 cm di collo a struzzo che si ritrova. La Pam si alza e la spegne. Passano 5 minuti e il direttore che sta morendo disidratato va a bere per l’ennesima volta (e poi si lamenta che suda!!), non resiste per più di 10 secondi e riaccende l’AC. La Pam si volta, lo insulta, e gli chiede di spegnerla “Tanto a che cavolo ti serve se tu stai davanti????” “Ah va bbuono va bbuono!!”

Prosegue la mattinata. Il direttore si è assentato e la Pam si dirige verso il front office per un check out. Con il cliente davanti, la Pam tenta l’ardua impresa di leggere il nome sul registro, mentre il super mega jet, posizionato alla velocità 8 con super boost, scompagina tutto il libro arrivi-partenze. Senza far notare la difficoltà, e facendo finta che questa sia una situazione normale, con un collega normale, la Pam mostra il conto al cliente tenendolo con due mani per non farlo volare via. Il cliente decide malauguratamente di pagare in contanti, ma sprovveduto, invece di dare i soldi direttamente in mano alla povera Pam, appoggia le banconote sul bancone, che vengono in un attimo spazzate via. Come se niente fosse la Pam parte all’inseguimento e le blocca col piede.

Studiosi dalle maggiori università e facoltà di antropologia degli Stati Uniti si sono già messi in contatto con la Pam, per uno studio più approfondito di questi soggetti.

 

crazypam