Ci sono giornate belle e giornate brutte.
Oggi è una bella giornata.... nonostante la sveglia abbia suonato alle 6.
Sono al lavoro, distolgo lo sguardo dal pc e vedo mare, verde e fiori. Sento gli uccellini che cantano e in sottofondo il rumore ovattato dei cucchiaini e dei piatti. Le persone scendono con le facce ancora assonnate ma contenti di iniziare la vacanza con una calda giornata di sole.
La mia, di giornata è iniziata un po' prima della loro, con la solidarietà però di avere il capo che mi aspettava. Ho fatto colazione con lui e scherzato insieme come facciamo sempre. Poi è arrivata sua mamma con il solito "Buongiorno bella mia!"
Qualche minuto fa il buongiorno anche dalla voce ancora roca e assonnata del mio tesoro.
E' un buon periodo... forse è l'estate... forse è il sole... o forse sono io?
Per fortuna, dopo baci sbavicchiosi, baci a bocca spalancata, baci con lingua a trapano o frullino, ne è arrivato uno che al primo colpo bacia come si deve, senza bisogno di essere addestrato!
Finalmente posso dire addio al fazzoletto alla mano dopo ogni limonata!
E finalmente ho provato anch'io il bacio con piercing!
Scrissi una volta, che la mia vena artistica si esprime al massimo nei momenti meno felici della mia vita, eppure in questo periodo non ho scritto…
Si, eppure…
Non è un periodo felice. Non è un brutto periodo either. E’ periodo in cui fluttuo nell’aria, come uno zombie trasportata da una forza che non riesco a percepire come positiva.
Ho le braccia molli, la testa ciondolante e nessuna forza per reagire, poca energia per prender davvero parte a ciò che attorno a me continua a progredire. Vivo apatia emotiva.
Attendo una scossa. Attendo un fulmine che scuota di nuovo l’anima. Attendo… pur consapevole che la sola attesa non basta mai. Osservo. Come se fossi all’esterno. Guardo il mio cadavere, sapendo che da un momento all’altro ci rientrerò dentro e mi sveglierò da questo torpore.
Mi nutro di briciole di positività. Come Pollicino raccolgo i pezzettini di gioia che le persone mi seminano attorno. Succhio questi piccoli frutti acerbi di amore fino all’osso, tentando di non lasciarne cadere neanche una goccia. Sto attraversando un deserto, e ogni goccia d’acqua è un tesoro da vivere con ogni singola cellula del corpo. E così mi disseto degli abbracci di un bimbo di 3 anni che mi corre incontro quando mi vede. Mi nutro dei sorrisi di una neonata conquistati a fatica. Godo di una mail che comincia con “Pami” e finisce con “un Bacio”, invece che “Pamela” e “buona giornata”. Mi incanto nel vedere il fiore che sboccia nella prima piantina che ho piantato. Risorge una risata con vecchie canzoni ascoltate in macchina seduta accanto a qualcuno sulla cui spalla posso addormentarmi.
Ricerca spasmodica di sguardi sinceri, di abbracci che non chiedono nulla in cambio. Come un drogato con la sua dose. Ripenso a nottate avvolta tra le braccia. Di mia madre prima, di un uomo poi. Ripenso al profumo di ovattato benessere. Al piacevole abbandono dopo l’orgasmo.
E nonostante tutto, tengo fede al mio spirito masochista. Mi getto a capofitto su chi so essere del tutto sbagliato, e faccio fatica a staccarmene. Sono una folle. Sono un drogato di attenzioni, che chiede aiuto. Mi disprezzo per non amarmi abbastanza.
Serro i pugni all’ennesima umiliazione. I palmi delle mie mani sanguinano per le unghie nella carne, ma rialzo la testa, caccio indietro le lacrime e spalanco il mio miglior sorriso.
Pam come va? Bene bene… tutto bene…
Di nuovo.
Ancora.
Nonostante la pelle sempre più dura, fa male.
I piccoli tagli, se fatti su vecchie cicatrici, sono come pugnalate. Più il gesto forse, che il taglio in sè.
Buffo che c'è ancora chi dice "io non sono come gli altri"...